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Ciisa, Chierchia, Green pass, “boom di certificati di malattia? L’avevamo annunciato.”

Dopo tanto stress, pressioni psicologiche, bombardamenti mediatici, insulti, discriminazioni, contro coloro che non si è vaccinato, arriva il giorno della verità.

Il 15 ottobre, giorno del debutto del Green pass obbligatorio al lavoro: “Boom di certificati per malattia”.

I dati dell’Inps più 23,30 per cento, sono forniti dal ministro Renato Brunetta (prendendo ad esame l’arco temporale da venerdì a venerdì), sono i lavoratori che hanno preferito di restare a casa e “prendere tempo” in attesa di vaccinarsi o di un eventuale rinvio dell’obbligo!

L’Ordine dei medici avverte o meglio minaccia: “Niente certificati al telefono, si concedono solo dopo visita in presenza, come prescrive la legge. E per quelli rilasciati sono state seguite tutte le regole“.

Intanto se il lavoratore, dopo tanti mesi di umiliazioni, discriminazione e messaggi subliminali, viene preso di mira dallo Stato, dai Giornalisti e dagli scienziati, è normale che alla fine crolla ed è anche legittimato a ricorrere alle cure del caso.

Per questo il medico faccia il suo dovere ed il Presidente dell’ordine dei Medici invece di ricordare che per rilasciare un certificato medico il paziente deve essere visitato, evidenzi anche che il medico deve certificare le ragioni dell’eventuale mancato certificato medico, assumendosi così  le dovute responsabilità. È evidente che la dichiarazione stampa rilasciata dal Presidente dell’ordine dei Medici appare alquanto pilotata, tendenziosa e minacciosa.

“Ma la legge si applica ad personam, oppure sempre?

Come si giustificano intanto i numerosi rifiuti di visite, da parte dei medici, nei confronti del cittadino?

Come si giustificano i numerosi certificati medici e visite a distanza, rilasciati da parte dei medici, nei confronti del cittadino sia per comunicazioni di malattia che di prescrizioni di farmaci, solo con un esame obiettivo?

C’è qualcosa che non torna!

Intanto vergogna.

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