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Interrogatorio di Turetta, durato 9 ore, davanti al pm.

Il reo confesso dell’omicidio di Giulia Cecchettin è rimasto per 9 ore davanti al pm Andrea Petroni, che coordina l’inchiesta dei carabinieri e che gli ha contestato tutte le prove raccolte, tra cui i due coltelli trovati e quel nastro adesivo, comprato on line qualche giorno prima dell’11 novembre e che avrebbe usato per chiudere la bocca e legare le mani alla ragazza. All’interno della macchina, è stato rinvenuto un altro coltello, dove sono stati trovati anche 300 euro in contanti.

“Recisa l’aorta”, la vittima è morta dissanguata dopo la seconda lite. Cosa dice l’autopsia?
Per lui l’accusa è di omicidio volontario aggravato e sequestro di persona. A differenza del primo interrogatorio, stavolta Turetta ha deciso di rispondere alle domande del pm. Pause lunghe, silenzi e lacrime hanno scandito le lunghe ore di interrogatorio, durante le quali l’indagato ha anche dato risposte articolate, quelle che non ha fornito tre giorni fa. Tante incongruenze nel racconto verificate con domande puntuali, di fronte a diversi “non ricordo”. E quel “mi è scattato qualcosa in testa” per spiegare l’orrore sul corpo dell’ex fidanzata, colpita con oltre 20 coltellate. Quella mortale, come rilevato dall’autopsia, è stata all’aorta, dopo la seconda lite.
Possiamo ancora raccontare fatti, opinioni e circostanze, ma la cosa certa è che la Giulia è morta e nessuno potrà mai riportarla in vita.

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