Cosa deve valutare la magistratura? Art. 53 c.p., dinamica dei fatti, percezione dell’operatore, formazione, strumenti intermedi e Modello 45-bis
La vicenda dell’agente della Polizia Penitenziaria indagato per tentato omicidio dopo gli spari avvenuti al Pronto Soccorso di Prato continua a suscitare attenzione e interrogativi.
La Federazione CIISA Penitenziari ritiene necessario contribuire al dibattito con un’analisi complessiva della vicenda, nel pieno rispetto dell’indagine in corso e delle prerogative della magistratura.
La Federazione non intende stabilire responsabilità penali e non vuole sostituirsi agli organi giudiziari.
Un indagato non è un condannato, così come un’organizzazione sindacale non può anticipare il giudizio della magistratura.
Il compito della Federazione è però quello di porre domande e richiamare l’attenzione sulle condizioni operative nelle quali un appartenente alla Polizia Penitenziaria può essere chiamato a prendere una decisione in pochi secondi.
LA DINAMICA DEI FATTI DEVE ESSERE VALUTATA NELLA SUA INTEREZZA
Gli elementi finora resi pubblici dovranno essere ricostruiti attraverso filmati, testimonianze, accertamenti e tutti gli altri atti dell’indagine.
Non è sufficiente fermarsi al momento finale degli spari.
Occorre ricostruire l’intera sequenza degli eventi: il comportamento della persona coinvolta, l’utilizzo dell’estintore, l’allontanamento, la posizione degli operatori, la presenza di altre persone, la conformazione dell’area del Pronto Soccorso e le concrete possibilità di intervento disponibili in quel momento.
È fondamentale, inoltre, distinguere ciò che oggi possiamo ricostruire attraverso filmati e informazioni successive da ciò che l’operatore poteva concretamente vedere e percepire nei pochi secondi in cui era chiamato a decidere.
Questa distinzione, secondo la Federazione, è essenziale per qualsiasi successiva valutazione giuridica.
LA “CAMERA CALDA” E LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI
Alcune ricostruzioni giornalistiche hanno posto l’attenzione sulla cosiddetta “camera calda” del Pronto Soccorso e sulle concrete modalità di accesso e di uscita da quell’area. Le ricostruzioni pubblicate riferiscono inoltre dell’acquisizione dei filmati relativi all’area e di ulteriori accertamenti investigativi.
La Federazione CIISA Penitenziari non intende trasformare una ricostruzione giornalistica in una verità processuale, né attribuire valore definitivo a elementi che dovranno essere verificati nell’ambito dell’indagine.
Riteniamo tuttavia che questi aspetti debbano essere attentamente accertati, perché possono contribuire a comprendere quale fosse realmente la situazione nel momento in cui l’agente è stato chiamato a intervenire.
Quali erano le concrete possibilità di fuga? Quali erano le condizioni dell’area? Dove si trovavano gli operatori e le altre persone presenti? E soprattutto, che cosa poteva effettivamente percepire l’agente in quei pochi secondi?
Sarà la magistratura, attraverso gli atti dell’indagine, a stabilire la ricostruzione dei fatti.
La Federazione chiede che nessun elemento venga trascurato nella valutazione complessiva della vicenda.
ARTICOLO 53 DEL CODICE PENALE
Un tema centrale dell’analisi riguarda l’articolo 53 del Codice penale, relativo all’uso legittimo delle armi da parte del pubblico ufficiale.
La domanda non può essere ridotta semplicemente al fatto che una persona si stesse allontanando.
La valutazione dovrà necessariamente considerare il contesto concreto, il pericolo esistente, le modalità dell’allontanamento, la posizione degli operatori, la presenza di terzi, le distanze, le possibilità di intervento e gli strumenti concretamente disponibili.
La Federazione CIISA Penitenziari non sostiene che l’allontanamento di una persona costituisca automaticamente una ragione per utilizzare un’arma da fuoco.
Allo stesso tempo, non ritiene corretto formulare valutazioni definitive senza conoscere l’intera situazione nella quale l’operatore si è trovato ad agire.
Prima occorre ricostruire i fatti. Poi dovranno essere applicate le norme.
FORMAZIONE E GESTIONE DELLE SITUAZIONI CRITICHE
La vicenda pone anche una questione più generale che riguarda tutta la Polizia Penitenziaria.
Se chiediamo agli operatori di utilizzare la forza secondo criteri di necessità, proporzionalità e legalità, dobbiamo anche domandarci se siano messi nelle condizioni di poter scegliere tra diverse modalità di intervento.
Non può esistere soltanto l’alternativa tra mani nude e arma da fuoco.
Servono formazione continua, protocolli operativi chiari, tecniche di gestione delle situazioni critiche e strumenti intermedi.
Per formazione sulle tecniche di de-escalation intendiamo, in particolare, la capacità di gestire e ridurre una situazione di tensione quando le circostanze lo consentono: comunicazione, valutazione del rischio, gestione della distanza, coordinamento tra operatori e capacità di comprendere quando sia ancora possibile evitare un’escalation.
Naturalmente, davanti a un pericolo concreto e immediato, l’operatore deve poter intervenire secondo quanto previsto dalla legge.
STRUMENTI INTERMEDI E DISPOSITIVI A MINORE POTENZIALITÀ LESIVA
La Federazione ritiene inoltre necessario aprire una riflessione sulla possibilità di dotare la Polizia Penitenziaria di strumenti a minore potenzialità lesiva rispetto all’arma da fuoco, compresi i dispositivi a impulsi elettrici, con adeguata formazione, precise regole operative e tutte le necessarie garanzie.
Non sosteniamo che un Taser avrebbe necessariamente cambiato l’esito della vicenda di Prato.
Non possiamo saperlo.
Poniamo però una questione generale:
Se vogliamo che l’operatore possa graduare l’uso della forza, dobbiamo metterlo concretamente nelle condizioni di farlo.
IL MODELLO 45-BIS
Altro tema già sollevato dalla Federazione è quello del Modello 45-bis.
La Federazione CIISA Penitenziari non sostiene che tale procedura dovesse necessariamente essere applicata nel caso concreto, non avendo accesso agli atti dell’indagine.
La domanda posta dalla Federazione è diversa:
La nuova disciplina è stata valutata?
E, qualora sia stata ritenuta non applicabile, per quali ragioni giuridiche?
Si tratta di una questione di certezza procedurale che merita un chiarimento nelle sedi competenti.
IL 4 SETTEMBRE
Il prossimo passaggio giudiziario sarà l’interrogatorio dell’agente, fissato per il 4 settembre. La notizia è stata riportata dalle testate che hanno seguito gli sviluppi dell’indagine.
La difesa potrà rappresentare la propria ricostruzione dei fatti e fornire agli inquirenti gli elementi che riterrà opportuni.
La Federazione CIISA Penitenziari ritiene fondamentale che questo percorso si svolga nel rispetto delle garanzie previste dalla legge.
Nessun processo sui social.
La presunzione di innocenza deve essere rispettata, così come deve essere rispettato il lavoro della magistratura.
LA POSIZIONE DELLA FEDERAZIONE CIISA PENITENZIARI
Il Segretario Generale della Federazione CIISA Penitenziari, Dott. Romeo Chierchia, ribadisce:
«Non chiediamo impunità. Non chiediamo privilegi. Chiediamo che la legge venga applicata nella sua interezza e che l’intera dinamica venga valutata senza pregiudizi».
E ancora:
«Se chiediamo a un poliziotto di decidere in pochi secondi, dobbiamo chiederci se prima gli abbiamo dato tutti gli strumenti necessari per poter decidere».
La sicurezza, secondo la Federazione, non può essere affrontata soltanto dopo che un intervento critico si è verificato.
Deve essere costruita prima: attraverso personale adeguato, formazione continua, strumenti appropriati, protocolli chiari, assistenza e certezza del diritto.
L’ANALISI VIDEO DELLA FEDERAZIONE CIISA PENITENZIARI
Su questi temi il Dott. Romeo Chierchia, Segretario Generale della Federazione CIISA Penitenziari, approfondirà la vicenda in un video dedicato.
“PRATO: L’ANALISI DELLA FEDERAZIONE CIISA PENITENZIARI”
Cosa deve valutare la magistratura?
L’obiettivo non è anticipare una sentenza, ma offrire una riflessione sindacale seria sulla vicenda e sulle condizioni operative degli appartenenti alla Polizia Penitenziaria.
Non un singolo fotogramma.
L’intera dinamica.
FEDERAZIONE CIISA PENITENZIARI
Dalla parte di chi ogni giorno serve lo Stato. 🇮🇹
